Il Confessore

IL CONFESSORE
Testo e regia Giovanni Meola
con Aldo Rapè
Una produzione Virus Teatrali / PrimaQuinta
La vicenda umana di un parroco di provincia che ha già lottato in terre di mafia ma che,
sconfitto, era stato costretto ad andar via. Per approdare in terre forse ancor più malate.
Il monologo rappresenta l’incontro di un regista e di un interprete che hanno spesso
lavorato sulla propria lingua d’origine, rispettivamente il napoletano e il siciliano, lingue
che in questo caso si intrecciano per raccontare lo sfogo candido ma incandescente di
un prete.
Hanno scritto
“Il Confessore ha il volto e il corpo di Aldo Rapè che, sofferto e viscerale, regala
un’interpretazione superba ad un personaggio vero per la sua semplicità, per quella
quotidianità che sconcerta poiché priva di tutti quei fronzoli con cui, ultimamente, si adorna
la messa in scena, teatrale e cinematografica, della lotta alle mafie” (Il Levante)
“Ciò che rende originale il progetto è l’impasto delle tre lingue che il personaggio utilizza: il
siciliano delle origini, il napoletano, lingua della ‘deportazione’ in altra terra; l’italiano più
neutrale della parola pubblica e della narrazione ufficiale. In questo gioco di slittamenti
sonori e linguistici è ragguardevole la prova di Aldo Rapè, attore d’importante
presenza scenica, fluido e determinato nell’affrontare le torsioni del testo e della parola.”
(Teatro.org)
“La storia basta a se stessa. Motivazioni concrete, non ideologiche… un argomento che
facilmente potrebbe scadere in retorica. Non accade in questa messa in scena, perché
pregna del pensiero autentico di veri artisti del teatro.” (KappaElle)
“Il Confessore è uno spettacolo di forte impatto che procede tutto di un fiato… essenziale
nella sua presenza scenica, che dà spazio ad uno splendido e fervido Aldo Rapè.
Spettacolo fortemente raccomandato.” (Eroica Fenice)
“La recitazione di Rapé si concretizza su un registro di costante compenetrazione
emozionale, vibrando del medesimo fervore con entrambe le corde che la sua voce
pizzica, in napoletano o in siciliano che essa s’esprima. La sua interpretazione
convince per tutta la durata dello spettacolo, senza cali né incertezze, animandosi di
dolente passione civile.” (Il Pickwick)
“Bravo e convincente Rapè, sciamano errante, per rue linguistiche a metà tra
gramelot e spurio seme, che impasta siculo e parlesia, napoletano e “camillerese”,
prestando il volto e le movenze ad un uomo votato al ‘corpoessanguediCristo”
(TeatroCult)